Ora che l’ondata pandemica si sta ritirando (in
alcuni paesi come gli Stati Uniti è la seconda, dopo quella estiva) gli esperti
epidemiologi ritengono che questa pandemia del 2009 potrebbe concludersi
classificandosi tra le più miti, tra quelle fino ad ora documentate dalla
medicina moderna. Gli esperti avvertono che, notoriamente, l’influenza è
altamente imprevedibile, ma diverse analisi, molto recenti, mostrano che il
tasso di mortalità è decisamente più basso di quello delle pandemie precedenti.
Queste conclusioni sono state accolte con un misto
di scetticismo, sollievo e preoccupazione: gli ufficiali sanitari temono che il
pubblico possa diventare reticente nei confronti della vaccinazione, il che si
rivelerebbe disastroso nel caso di una nuova ondata di infezioni più avanti
durante l’inverno o nel caso in cui il virus muti in una forma più pericolosa
(per saperne di più sulle mutazioni del virus influenzale: http://temi.repubblica.it/repubblicasalute-influweb/2009/11/27/trovata-una-forma-mutata-di-h1n1-in-norvegia/).
Una ricerca, portata avanti da scienziati del
Centers for Disease Control and Prevention statunitense, guidata da Marc
Lipsitch, professore ed epidemiologo della Harvard School of Public Health, e
pubblicata sulla rivista PLoS Medicine, ha esaminato dati raccolti nelle città
di New York e Milwakee e ha stimato che, prima della fine dell’inverno, il
virus potrà causare tra 6,000 e 45,000 morti. Nel caso peggiore, il virus
causerà circa 60,000 decessi. Secondo altri esperti, anche se questo tipo di
mortalità è relativamente bassa, la pandemia ha comunque già causato un numero
insolitamente alto di morti tra i bambini e i giovani adulti.
Una tipica stagione influenzale è associata a una
media di 36,000 morti nei soli Stati Uniti, con circa 8,000 morti all’anno in
Italia. Da una stima diffusa ad Agosto, da parte di un comitato governativo
statunitense, la pandemia del 2009 causata dal virus A(H1N1) avrebbe potuto
uccidere tra 30,000 e 90,000 persone nei soli Stati Uniti. Secondo il prof.
Lipsitch, i dati ora a disposizione sono molto più accurati di quelli
disponibili nello scorso Agosto. Mentre allora gli scienziati erano convinti
che il virus avrebbe contagiato fino al 30% della popolazione americana, adesso
sembra che il virus arriverà a farne ammalare non più del 15%. La nuova analisi
mostra anche che la percentuale di decessi rispetto al numero di malati è molto
minore che nelle tre pandemie precedenti. In Italia, al 14 dicembre, su
3,650,000 casi confermati di contagio, sono stato soltanto 146 i decessi
(fonte: Ministero della Salute, http://www.ministerosalute.it/dettaglio/principaleFocusNuovo.jsp?id=13&area=influenzaA).
Altri studi hanno confermato queste conclusioni:
Ira M. Longini, professore di biostatistica alla University of Washington, di
Seattle, ha calcolato una percentuale analoga basandosi su dati raccolti dal
CDC.
Altri esperti, però, richiamano alla cautela,
ricordando come le pandemie precedenti abbiano causato, nel tardo inverno,
ondate più letali di quella iniziale, e non è da escludere un’eventualità
simile per la pandemia del 2009. Inoltre, un maggior numero di persone anziane
potrebbe ammalarsi, facendo aumentare la mortalità. Per tali motivi, molti
esperti preferiscono non sbilanciarsi prima della fine dell’inverno.
Per incoraggiare la popolazione, in questo caso
quella americana, a continuare a vaccinarsi, la segreteria degli Health and
Human Services ha annunciato una nuova campagna multimediale per promuovere la
vaccinazione, approfittando del rallentamento nella diffusione del contagio per
ricordare alla popolazione quanto sia importante vaccinarsi. Anche il Ministero
della Salute italiano ricorda quanto sia importante proseguire con la campagna
di vaccinazione per fronteggiare una eventuale seconda ondata di contagi o una
mutazione del virus.
Secondo Lipsitch è importante che la campagna di
vaccinazione continui ma è improbabile che il tasso di mortalità aumenti di
molto, a meno di una mutazione significativa del virus.
Una dei motivi principali per cui il tasso di
mortalità si è mantenuto relativamente basso è che le persone più anziane
sembrerebbero essere in gran parte immuni all’infezione. I 36,000 decessi
annuali imputabili all’influenza stagionale includono le morti causate da
complicazioni cardiache, polmonari e ictus negli anziani e in persone con
problemi di salute pregressi. Di queste, circa 9,000 si possono considerare
causate direttamente dal virus dell’influenza.
Possono esistere ulteriori fattori che hanno
mitigato il tasso di mortalità, come ad esempio la minore probabilità che ha
questo virus, rispetto a quelli delle pandemie precedenti, di causare la
patologia o i progressi fatti dalle cure mediche disponibili rispetto ai
decenni precedenti (farmaci antivirali e tecniche di terapia intensiva più
sofisticate).
Nonostante tutto, gli scienziati come Lipsitch
sottolineano come la campagna di vaccinazione massiva e le altre misure siano
state senza dubbio appropriate e necessarie, di fronte all’incertezza che tutto
il mondo ha dovuto affrontare all’inizio della pandemia.