Non liquidiamo l'influenza come una truffa delle farmaceutiche (27-1-2010)
Con l’attenuarsi
dell’ondata autunnale dell’influenza A(H1N1), che ha visto rimanere
relativamente basso il numero di decessi confermati, non si placa però la coda
di polemiche contro la risposta alla pandemia da parte degli organi ufficiali
di tutto il mondo. Le accuse spaziano dalla reazione eccessiva da parte delle
autorità sanitarie alle ipotesi di una cospirazione condotta dalle big pharma
ai danni dei cittadini.
Innanzitutto, l’autrice
dell’articolo di New Scientist, Debora MacKenzie, fa notare come la pandemia
non sia affatto finita. Nonostante i casi in Europa Occidentale e Nord America
siano fortemente diminuiti nell’ultimo mese, il virus si sta ancora diffondendo
in Europa Orientale, Africa ed Asia (fonte: OMS, http://www.who.int/csr/don/2010_01_08/en/index.html).
Inoltre, i casi in
Europa e Nord America potrebbero tornare ad aumentare, nel caso in cui si
dovesse avere una nuova ondata di contagi come per la pandemia del 1957-58.
Nel Gennaio del 1958,
dopo un numero di decessi iniziale piuttosto basso, gli ufficiali sanitari
ritennero che la pandemia fosse finita, lasciando inutilizzato il vaccino.
L’ondata di decessi in Febbraio colse impreparate le autorità sanitarie che avevano
smesso di promuovere la vaccinazione, nonostante le dosi fossero ancora
disponibili, secondo quanto affermato da funzionari del CDC. Ecco perché il CDC
raccomanda di proseguire con le campagne di vaccinazione, nonostante in negli
Stati Uniti ed in molti altri paesi si sia raggiunta la saturazione e diversi
paesi europei stiano tagliando gli ordini e vendendo o dando via le dosi di
vaccino rimaste inutilizzate.
Anche nel caso probabile
in cui non si avesse una seconda ondata come nel 1958, classificare l’attuale
pandemia come un falso allarme sarebbe prematuro. Nonostante l’OMS abbia
riportato una cifra di 13,000 decessi totali in tutto il mondo, è molto
probabile che questo numero sia stato sottostimato. Secondo quanto affermato da
un alto funzionario della divisione Influenza Pandemica dell’OMS, i numeri
finali saranno molto maggiori (http://www.who.int/mediacentre/vpc_transcript_14_january_10_fukuda.pdf). Sono moltissimi i casi che i medici non rilevano o dei quali viene data una
diagnosi errata. Il CDC stima che l’influenza sia causa diretta di un numero di
decessi 2.7 volte maggiore di quello ufficialmente riportato (http://www.cdc.gov/h1n1flu/estimates_2009_h1n1.htm#Background2).
Ciò che poi
dovrebbe spaventare di più è che mentre il 90% dei decessi da influenza
stagionale riguarda pazienti con più di 65 anni, l’88% delle vittime di H1N1
avevano meno di 65 anni.
L’autrice
dell’articolo cita poi il parere autorevole del Dott. Henderson,
dell’Università della Pennsylvania, che portò avanti la sorveglianza
dell’influenza per il CDC nel 1957 e condusse la campagna di sradicazione del
vaiolo. Il Dott. Henderson afferma che l’errata percezione della scarsa
pericolosità di H1N1 sorge dall’opinione della gente comune che raramente viene
a contatto con casi gravi, e parla di una simile incorretta valutazione nel
1957: un quarto degli Americani si ammalò con un elevato numero di decessi, ma
da vicino l’influenza sembrava solo un problema minore che mandava all’aria i
calendari delle partite scolastiche.
Nell’articolo
c’è spazio anche per gli interrogativi sulle quantità di denaro pagate dai
governi alle grandi aziende farmaceutiche. L’autrice cita il parere lapidario
della Dottoressa Ilaria Capua, Direttrice del centro di referenza per
l’influenza aviaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, a
Padova: “Siamo stati fortunati, con questo virus. Avreste preferito non avere
alcun vaccino? Questa era l’unica cosa da fare.”